Eco di Bergamo - 2008 - 26 giugno

Il programma

Mostre, menu tipici e amarcord

Organizzata dagli «Amici della festa sull'aia», in collaborazione con la biblioteca, la sagra arriva quest'anno alla 28ª edizione, che verrà ospitata, come sempre, nell'area della Cascina Castello, dove sono state girate alcune scene del film di Olmi. Gli organizzatori hanno allestito due zone ben distinte: quella espositiva nella Cascina Castello, che ospiterà le varie mostre: «Sulle orme di Ermanno Olmi: i luoghi del film "L'Albero degli zoccoli"»; «I caalér: il baco da seta nel mondo contadino» e «Nell'aia del castello», con la riproposizione di momenti e mestieri della vita contadina, con il gruppo di animazione di Pontoglio.


Una seconda zona è quella esterna alla cascina, dov'è stato allestito un nuovo stand per l'area ristoro, la pista da ballo e parcheggio. La cucina della sagra sarà aperta da oggi tutte le sere fino a domenica 6 luglio: si potranno gustare menu della tradizione contadina, come i «borfadei», la «panada» e «ris e lac co la söca». Stasera, alle 21, balli con «Emiliano e la via del liscio»; domani, alle 20.45, spettacolo «Il sogno e la fantasia»; sabato alle 21, musica con l'orchestra «Daniele Boni»; domenica cucina aperta anche per il pranzo; alle 21 ballo liscio con l'orchestra «Blue moon»; lunedì alle 21 spettacolo di burattini; martedì karaoke; serate particolari saranno «Ol mercoldé del salam» (il 2 luglio), con degustazione di salame prodotto dai contadini di Mornico e musica di Luciano Ravasio, e «Ol gioedé de la fritada» (il 3 luglio), con degustazione di frittate tradizionali con i «Berghèm baghet»; da venerdì 4 a domenica 6 luglio, ancora musica e cucina tipica.

L'albero degli zoccoli, sull'aia come sul set

Mornico: da stasera dieci giorni di festa in cui rivivere atmosfere e tradizioni ritratte nel film

I ricordi di chi c'era. Enrico Leoni, segretario di produzione: «La campagna è la stessa di allora»

«Sono trascorsi oltre 30 anni e il paese di Mornico è profondamente cambiato. Però la campagna attorno è sempre quella». La stessa incantevolmente ritratta da Ermanno Olmi nel suo capolavoro. Quei campi arsi dal sole d'estate e coperti di nebbia in inverno il trevigliese Enrico Leoni, 52 anni, li misurò in lungo e in largo a fianco del regista. Enrico aveva poco più di vent'anni quando Olmi entrò nel negozio di fotografia «Leoni e Cesni», a Treviglio. L'avevano indirizzato lì per farsi dare una mano a «esplorare» gente e paesi della Bassa Bergamasca. «Io ero nella stanza sopra il negozio a studiare. Mio padre Mario mi chiamò e mi disse che Olmi cercava qualcuno che gli desse una mano con la produzione del film. Serviva chi andasse per bar e oratori, paesi e campagne, a cercare volti e luoghi. Io dissi di sì». Enrico diventa il segretario di produzione de «L'albero degli zoccoli», il capolavoro che ha portato agli onori delle cronache mondiali il piccolo mondo della Bassa ai primi del secolo scorso.

Lo stesso piccolo mondo che ora rivive nella Festa sull'aia – in onda da oggi a Mornico – «inventata» 28 anni fa proprio sull'onda del successo del film, Palma d'Oro al Festival del cinema di Cannes nel 1978. La festa, infatti, nacque dall'incontro tra Ermanno Olmi e la maestra Angiola Gambarini, morta nel 1987, a cui nel '91 è stata intitolata la biblioteca. Nella stessa casa dell'insegnante, all'interno del palazzo in via 4 Novembre 37, furono ambientate alcune scene del film: quella del ragazzo di nobile famiglia intento a suonare il pianoforte, per esempio. «La casa Olmi la conosceva molto bene, perché si fermava spesso a mangiare nel palazzo della signorina Angiola. Con lei parlava del film, perché anche lei era regista di teatro apprezzata in paese» racconta Marino Caffi, allora presidente della biblioteca che era stata messa a disposizione come quartiere generale per il film. Dalla biblioteca su piazza Sant'Andrea, Olmi scrutava volti, persone e piccoli scorci o località caratteristiche.

«Stavo andando in piazza un sabato sera – racconta Giovanni Carlo Albini, 82 anni, poi divenuto il veterinario del film –, quando uno sconosciuto mi ha fermato e mi ha chiesto se poteva scattarmi una fotografia. Mi ha chiesto dove lavoravo e che orari facevo, perché volevano farmi fare l'attore: la parte di un veterinario». Con simpatia Albini – conosciuto da tutti in paese come Carletto – ricorda le scene delle riprese della sua scena con la mucca: «Prima di me c'era il vero veterinario per fare un'anestesia alla mucca, che doveva sembrare molto malata. Ma l'animale non ne voleva sapere di stare sdraiata. Olmi si arrabbiò e fu l'unica volta che lo vidi alterato. Poi si calmò e chiese al veterinario di tornare la sera dopo con una doppia dose di anestesia. Anche l'anno dopo mi vennero a chiamare per il doppiaggio del film in italiano perché, mi dissero, avevo un'ottima impostazione vocale».

Giovanni Scaburri, 87 anni, ricorda quando Olmi gli commissionò i mobili della camera da letto della cascina di Palosco: ancora oggi torna ogni giorno nella vecchia falegnameria di Mornico, dove si respira la stessa atmosfera di 30 anni fa. «Dovevamo stare sul set tante ore al giorno – racconta Brunella Migliaccio, che allora aveva 12 anni e interpretava la bambina che rubava la legna al Batistì (il protagonista, ndr) –, così ricordo che gli aiuto-regista ci aiutavano a studiare». Nella piazza di Mornico, dove ora sorgono le Poste, c'era la pesa, immortalata nel film nella scena in cui, per aumentare il peso del carico, i contadini inseriscono di nascosto alcune pietre sotto i carri.

Anche l'ingresso dei carri nel cortile del padrone è stato girato a Mornico, proprio nella grande Cascina Castello dove ha sede la festa «Festa sull'aia». Lungo il grande cortile, che nel film era interamente di pertinenza alla cascina, ora passa una strada asfaltata che attraversa un antico porticato, rimasto quasi intatto. L'attuale cortile del castello e alcune stanze che sono state ristrutturate vengono invece adibite proprio alla festa e alle rievocazioni del mondo contadino: «Dal 1981 fino all'87 la festa fu organizzata e gestita dalla maestra Gambarini – spiega Davide Mistrini, presidente dell'associazione "Amici della Festa sull'aia" –. Dopo la sua morte un gruppo di volontari ha portato avanti con passione questa iniziativa. Nel '97 abbiamo fondato l'omonima associazione della festa, che non vuole essere una semplice sagra folcloristica. Ogni anno cerchiamo di inserire proposte culturali, momenti d'incontro e d'aggregazione per far conoscere e ridare valore alle nostre tradizioni, ai nostri mestieri antichi, alle nostre pietanze, magari povere e semplici, ma vere e tipiche delle nostre terre».

(Eco di Bergamo, 26 giugno 2008, a cura di Diego Moratti)

 

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